Eruzione dell’Etna del 2 giugno 2025: uno spettacolo impressionante ma sotto controllo
Questa mattina, 2 giugno 2025, l’Etna è tornato a eruttare, offrendo uno spettacolo affascinante ma scientificamente previsto di attività vulcanica.
Eruzione Etna flusso piroclastico
Questa mattina, 2 giugno 2025, l’Etna è tornato a eruttare, offrendo uno spettacolo affascinante ma scientificamente previsto di attività vulcanica. L’eruzione ha avuto origine dal Cratere di Sud-Est, generando un’alta colonna eruttiva visibile in gran parte della Sicilia orientale e provocando il crollo parziale della parete settentrionale del cratere. Questo evento ha dato origine a un flusso piroclastico che si è riversato nella Valle del Bove, una zona disabitata.
Nonostante l’impatto visivo, le autorità locali — incluso il sindaco di Catania — hanno confermato che la situazione è sotto controllo, senza minacce significative per la sicurezza pubblica. Sebbene l’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) abbia emesso un’allerta rossa per l’aviazione, l’aeroporto di Catania continua a operare regolarmente.
Perché l’Etna è un vulcano sicuro
L’Etna è uno dei vulcani più attivi al mondo, ma anche uno dei più studiati e costantemente monitorati. Le sue eruzioni sono in genere di tipo stromboliano, caratterizzate da esplosioni da lievi a moderate e colate laviche lente. Questo comportamento è strettamente legato alla composizione del suo magma.
Il magma dell’Etna è basaltico, il che significa che contiene una percentuale relativamente bassa di silice (SiO₂). Questo lo rende molto più fluido e permette ai gas vulcanici di fuoriuscire gradualmente, evitando un pericoloso accumulo di pressione. Di conseguenza, le eruzioni dell’Etna sono raramente esplosive in modo catastrofico, ma piuttosto prevedibili e gestibili, soprattutto grazie ai sofisticati sistemi di sorveglianza in funzione.
Confronto con il Mount St. Helens: perché non tutti i vulcani si comportano come l’Etna
Per comprendere meglio il comportamento dell’Etna, è utile confrontarlo con il Mount St. Helens, uno stratovulcano situato nello Stato di Washington, negli Stati Uniti. Il 18 maggio 1980, il Mount St. Helens eruttò in modo catastrofico dopo che un terremoto di magnitudo 5.1 causò il crollo del suo fianco settentrionale. Questo crollo liberò istantaneamente la pressione del magma ricco di gas presente sotto la superficie, dando origine a una delle eruzioni più violente della storia degli Stati Uniti.
A differenza della lava basaltica dell’Etna, il magma del Mount St. Helens era di tipo dacitico, con un contenuto di silice molto elevato (circa il 65%). Questo lo rendeva altamente viscoso, impedendo ai gas di disperdersi gradualmente. I gas intrappolati portarono infine a una violenta esplosione laterale, che rase al suolo 600 chilometri quadrati di foresta e causò la morte di 57 persone. Questo tipo di eruzione è tipico dei vulcani a duomo, che risultano intrinsecamente più pericolosi a causa della possibilità di rilasci esplosivi improvvisi.
Conclusione: l’Etna non è il Mount St. Helens
Sebbene l’eruzione odierna possa apparire drammatica, la natura geologica dell’Etna e il suo comportamento eruttivo lo distinguono nettamente dai vulcani a duomo ricchi di silice come il Mount St. Helens. Il magma fluido dell’Etna consente eruzioni relativamente miti, offrendo a scienziati e autorità di protezione civile il tempo necessario per intervenire in sicurezza. Eventi come quello di oggi fanno parte del normale ciclo di attività del vulcano e, pur essendo spettacolari, non rappresentano lo stesso tipo di minaccia dei vulcani più esplosivi.
L’Etna non è solo un laboratorio naturale per i vulcanologi, ma anche un esempio vivente di come scienza, preparazione e geografia possano convivere con un vulcano attivo in modo affascinante e fondamentalmente sicuro per le popolazioni circostanti.





